La Storia - ProLocoCursi

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Arte e Cultura > L'architettura

Per quanto riguarda le origini di Cursi, come molti altri paesi del Salento, non sappiamo come con precisione a quando risalga la sua nascita, né tantomeno quando il primo nucleo di abitanti si sia costituito come centro.
In proposito quasi tutti gli storici e gli studiosi locali avvalorano l’ipotesi che Cursi sarebbe di origine romana, il nome risalirebbe dal latino “Cursiomnium” o “Curseomnium” e la sua fondazione risalirebbe alla conquista romana del Salento. Secondo gli storici Cursi sarebbe stata una stazione di “corrieri”, personale specializzato soprattutto alla trasmissione di dispacci militari, chiamati “ Diarii Cursores”.
Sorse così Cursi, la stazione in seguito s’ingrandì conservando il nome di “Cursiomnium” o “Curseomnium” da cui col tempo seguì il volgare Cursori da “Cursores” in seguito abbreviato in Cursi.
Lo stemma civico è raffigurato da un giovanissimo corriere-araldo, che porta in mano un plico di lettere-dispacci, alludendo al fatto storico sopracitato ne conferma l’origine, anche se non tutto gli storici confermano pienamente questa ipotesi.
Il territorio di Cursi, durante il periodo normanno, fu diviso in due parti sotto il patrocinio della chiesa idruntina. Ebbe come primo feudatario Anastasio Maresgallo. Nel periodo angioino, numerosi furono i feudatari che si succedettero e divisero il feudo in tre parti, che, successivamente verso la fine del XIV secolo, furono denominati “feudo di Campi”, “della Chiesa” e “di Martano”. Nonostante la divisione, gli abitanti delle tre parti si ritenevano da sempre un’unica comunità civile, politica e religiosa.
Verso la metà del Trecento compare sulla scena la famiglia di Tommaso Maramonte, che avrebbe avuto un ruolo importante nella storia del casale.
Il dominio dei Maramonte durò a Cursi molto tempo, sia pure con alterne vicende; iniziato verso la metà del XIV secolo, continuò per tutto il secolo XV e XVI, tranne brevi parentesi di vendita e compravendita, per concludersi ai primi decenni del XVII secolo.
Filippo Maramonte, succeduto al padre Bellisario, completa la costruzione di un “fortilio seu castillo” (attuale sede del Comune). Gli succedette Antonio Maramonte (1515-1529) che non riuscì a conservare per molto tempo il suo feudo; infatti, nel 1529, non si sa per quali motivi accusato di “fellonia”, fu privato dei possedimenti e morì miseramente.
Di conseguenza il feudo di Cursi passò al Fisco che lo divise vendendolo in più parti.
Nel 1538 il figlio di Antonio, Franceschello Maramonte (1538-1569), riuscì a ricomprare le due quote appartenenti alla sua famiglia; nel 1549 acquistò anche la terza parte del casale, da sempre appartenuta alla Chiesa di Otranto.  
Gianfrancesco Maramonte tenne il feudo di Cursi per 31 anni, (dal 1538 al 1569), quando morì il 18 ottobre 1569, lasciò il feudo in eredità al figlio Tarquinio fino al 1606. L’ultimo dei Maramonte fu un altro Gianfrancesco, che lo conservò fino al 1612.
Più breve fu il dominio dei Ventura che, col titolo di baroni, succedettero ai Maramonte nel 1612 e lo conservarono fino al 1633.
Dalla fine del XV secolo ai primi decenni del secolo XVI, l’abitato di Cursi vive da un periodo di relativo splendore. Fu costruita, e in seguito ampliata, l’antica Parrocchiale; fu edificato il palazzo baronale e il complesso del convento con attigua chiesa degli Agostiniani.
Negli anni Trenta del XVI secolo l’università di Cursi  subì un calo demografico.
Nel 1635 i Ventura vendono il proprio feudo al conte di Conversano Girolamo Acquaviva d’Aragona che aveva acquistato il feudo per “fare un investimento”, infatti, già nel 1641 il fondo viene venduto al Conte Giovanni Battista Cicinelli per circa 12.500 ducati. La dinastia dei Cicinelli permane a Cursi fino ai primo decennio dell’800. Proprietari anche dei feudi di Grottaglie, Neviano e Giuliano.
Nei primi anni dell’800 anche Cursi vive il fermento Napoleonico, con il ritorno al governo dei borboni e con i vari moti del 1821 e del ’48 neanche a Cursi mancò qualche valoroso Carbonaro come “il coraggioso Stefano Macrì”.
Dopo l’Unità d’Italia il paese raggiunge il livello demografico che supera i mille abitanti, anche se per lo più erano uomini che lavoravano la campagna o cavamonti, erano famiglie povere e anche i bambini erano iniziati alla fatica fin da piccoli.
In seguito lentamente anche a Cursi viene avviata l’alfabetizzazione anche se con molto ritardo, come tutto il meridione, con il resto d’Italia.

“Un grazie e un ricordo particolare allo storico e studioso di Cursi prof. Donato Giannuzzi che con il suo libro ‘Cursi la storia la vita e la pietra’  ha permesso a tutti noi, di avere una memoria storica ed ha dato ad ognuno di noi un grande punto di partenza per gli studi che riguardano il nostro territorio…” Grazie Anna Manuela Vincenti



 
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